giovedì, maggio 24, 2007

Come sensibilizzare al proprio "quotidiano"

Questa sì che è una genialata. Non dovrei dirlo, perchè non si fa, ma ci avevo già pensato anch'io...semplicemente non l'ho mai veramente realizzato. Cosa? Un azione di sensibilizzazione delle persone verso il proprio quotidiano, verso "le stesse, solite cose" che ci circondano...Quelle che - guarda un po' - ci sembrano diverse quando torniamo dopo una prolungata assenza da casa. La sensazione è che qualcosa è cambiato mentre eravamo in viaggio, anche se invece siamo cambiati solo noi (cambiano le persone, non i luoghi). Questa strana sensazione di "rivalutazione" della propria città (e la città è solo uno dei primi esempi) al ritorno da un lungo viaggio non è altro che il risultato di uno spostamento del proprio punto di vista sul mondo e sulle cose. E fin qua niente di che.

Ma perchè non siamo in grado di provare la stessa sensazione senza muoverci fisicamente da dove siamo? Costa fatica, tutto qui. Spostare il proprio punto di vista è faticoso. Anche perchè è già faticoso averne uno di punti di vista.

Beh, il duo 0100101110101101.ORG (Eva e franco Mattes, gli inventori del finto artista serbo Darko Maver per intenderci) ci ha riflettuto sopra e ha ben pensato di installare al di fuori di un palazzo qualsiasi nel centro di Viterbo (in data 20/09/2006) una perfetta riproduzione del cartello contenente informazioni turistiche che si espone di solito all'esterno dei numerosi palazzi e chiese storici italiani. Solo che il cartello recita (clicca sulla foto per ingrandire):



Niente da dire se non che si tratta di una bellissima iniziativa che ha accolto - peraltro - numerosi apprezzamenti da parte di tutti i passanti. Ecco, il punto è che la finalità di operazioni come questa è quella di entrare in disuso, in quanto si auspica che le persone non debbano più necessitare di interventi artistici (Obey è un altro esempio eclatante) per riuscire a spostare il proprio punto di vista sul mondo. Ci riusciremo? Chissà.

Andate sul sito ufficiale, ne vale la pena ;-) 0100101110101101.org

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lunedì, febbraio 26, 2007

La linea

Sono in molti ad essere d'accordo sulla genialità di questo personaggio animato conosciuto negli anni '70, compresi critici d'arte, artisti e fumettisti che ne sono stati enormemente influenzati. Io ricordo di averlo visto, anche se per poco tempo, alla tv di mia nonna, in bianco e nero, agli inizi degli anni '80 durante nonsoquale programma...e non ho potuto non rimanerne affascinato...la semplicità di un'idea, una linea - una silouette umana caricaturizzata, che dà vita a qualsiasi genere di esperienze grazie proprio alle infinite possibilità fornite da ciò che normalmente viene considerato un limite: una linea orizzontale. Estremo minimalismo in sintonia con una delle tendenze artistiche degli anni '60 condito da un'ironia che prende spunto dalle abitudini dell'italiano medio, probabilmente del nord visto l'accento meneghino reso incomprensibile da doppiatore, anche questo negli stessi anni in cui Paolo Villaggio dava vita a due dei suoi personaggi più famosi, Fracchia e Ugo Fantozzi.







La linea fu ideata e realizzata da Osvaldo Cavandoli, nato il 1° Gennaio del 1920 a Maderno sul Garda ma cresciuto a Milano. Nel 1943, durante la guerra, fu deportato in Germania. Rimpatriato, lesse un annuncio dei fratelli Pagot che cercavano disegnatori per un nuovo cartone animato. Si presentò, realizzò qualche schizzo e fu assunto: nacque il così suo amore per il cinema d'animazione. Iniziò a lavorare come intercalatore e partecipò alla realizzazione del cortometraggio "Lalla e il funghetto" e "I Fratelli Dinamite", il primo lungometraggio animato della storia del cinema italiano. Dal 1950 al 1956, in seguito alla chiusura dello Studio Pagot, Cava aprì due studi di animazione col socio Moroni . Nel 1956 la società si sciolse e Cavandoli cominciò a lavorare per vari studi realizzando i "codini" delle pubblicità di Carosello in cui apparivano oggetti animati (coltelli che tagliano salumi, pasta che esce dalla scatola e così via).

"Sgomberai il tavolo e la mente da tutto ciò che mi ricordava il passato e l'esperienza acquisita. Mi stimolò a trovare qualcosa che sconvolgesse le teorie del "classico"...l'impostazione e l'animazione di personaggi elaborati non era il mio forte...io amavo l'azione e il movimento ed il fatto di dovermi soffermare per lungo tempo su un foglio a cincischiare con svolazzi e particolari mi bloccava. Ho cominciato a togliere dai disegni ed è venuta fuori "La linea". Oltre a quello, graficamente, non si poteva togliere altro. Era un controsenso, in quel periodo in cui i teleschermi ridondavano di bellissime pubblicità colme di ricche scenografie e di personaggi piacevoli e ben disegnati".

Correva l'anno 1969 e Cavandoli provò a proporre "Mr Linea", come si chiamò all'inizio, a varie grandi agenzie pubblicitarie, ma invano. Infine, avvenne l'incontro con l'ingegner Emilio Lagostina, non a caso collezionista d'arte, che vide in quello scarabocchio delle enormi potenzialità e lo prese come testimonial delle sue pentole a pressione. A completare un'idea già di per sé rivoluzionaria, l'omino fu doppiato splendidamente da Giancarlo Bonomi, che lo dotò di una parlata dall'accento vagamente meneghino, incomprensibile ma efficacissima nel descrivere gli stati d'animo e quindi intesa dal pubblico di tutto il mondo. Infine, un orecchiabile jingle di Franco Godi, un ritmo jazz con vocalizzi che in coda si trasformava nel noto motivetto "La Titina", parola sostituita per l'occasione da "Lagostina". Fu un successo incredibile: nel giro di breve tempo la Linea diventò uno dei personaggi più amati di Carosello e Cavandoli, inizialmente unico realizzatore, si fece affiancare da due abili animatori modenesi, Gianfranco e Loretta Marchesi. Nel 1972 la Linea diede vita a una striscia a fumetti e debuttò su Sorry per poi passare al Giornalino, riscuotendo un riconoscimento internazionale, il premio al Festival di Annecy, cui seguì l'anno dopo quello al Festival di Zagabria. Nel frattempo si moltiplicavano le vignette per i giornali, i volumi, i poster, i calendari.

Nel 1977 Carosello chiuse i battenti e molti studi d'animazione ne seguirono la sorte. Non fu il caso di Cavandoli: la Linea era popolarissima, l'autore rimontò gli spot di Carosello ricavandone un centinaio di film brevi da tre minuti che riscossero grande successo in 40 paesi...tranne l'Italia!
Incredibilmente, la TV di stato chiuse le porte a una delle sue creature più celebri. Il motivo è già stato accennato: nell'immaginario collettivo il personaggio è immediatamente associato alla pentola, per cui trasmetterlo significherebbe fare pubblicità indiretta...Questa forma assurda di censura non ha mai colpito altri personaggi dei cartoni nati in pubblicità, come Calimero, o comunque ampiamente utilizzati da essa, come gli Antenati o Silvestro e Titì. Non ci risulta che abbia neppure colpito interpreti celebri, come Gino Bramieri o Mike Bongiorno, che lanciarono slogan diventati addirittura modi di dire, "E mo'...Moplen" e "Concludendo...Grappa Bocchino!", rispettivamente.
Cavandoli ne fu giustamente amareggiato, ma per fortuna continuò a mietere successi all'estero, realizzando 56 episodi per la Tv franco-tedesca e tre approcci ironici al mondo dell'eros, "Eroslinea", "Sexilinea" e "Pornolinea".

Cavandoli ha avuto una splendida carriera, universalmente è riconosciuto come uno dei più grandi umoristi e animatori del mondo e alla bella età di 84 anni ha ancora voglia di lavorare e divertirsi, anche se vorrebbe ritornare laddove la sua avventura ha avuto inizio, la RAI. Sarebbe veramente ora di togliere questo incredibile veto a una gloria internazionale del nostro paese e non si comprende davvero perché solo la Linea sia stata così duramente perseguitata solo per motivi pubblicitari, a meno che, come abbiamo adombrato all'inizio, in realtà non se ne tema il messaggio eversivo e dissacrante... (fonte: pagine70.com)

link: TV 5 (france), pagine70.com (italia), millennio tutto da ridere (italia).

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martedì, dicembre 26, 2006

Obey e Marshall McLuhan

"La campagna Obey potrebbe essere spiegata come un esperimento fenomenologico. Il primo obiettivo della fenomenologia è quello di risvegliare un (nuovo) senso di meraviglia del proprio mondo. La campagna Obey cerca di stimolare la curiosità nell'osservatore e di fargli porre delle domande sulla campagna stessa e le sue relazioni con l'ambiente circostante. Proprio perchè le persone non sono abituate ad osservare i messaggi pubblicitari per nessuna ragione che non sia esplicita, ben chiara e "frequente", chi ha a che fare con la campagna Obey è spinto alla meditazione e rivitalizza la propria percezione delle cose assieme all'attenzione per i dettagli. Il mezzo è il messaggio". Questa è - in breve - la traduzione (mia) dalla prima pagina di default del sito ufficiale di Obey aka Frank Shepard Fairey.

Classe 1970, nel 1989 si inventa questa collezione di adesivi che regala a destra e a manca ad amici skaters. Anni dopo il fenomeno underground si era già diffuso molto, lui spedisce via posta le mascherine da stencil con cui continuare la "diffusione del verbo" in ogni città del mondo. Il fenomeno si allarga così tanto da diventare di massa. Oggigiorno Obey è diventata anche marca d'abbigliamento street, ma non so perchè, mantiene quel lustro "ruvido" originale della strada. Quando è il fenomeno a diventare marca e non la marca ad essere fenomeno commerciale. (>>approfondisci su Wikipedia).

Il prossimo gennaio 2007, dal 26 al 29, sarà possibile vedere dal vivo alcune sue opere presso lo stand della parigina Galerie Magda Danysz in occasione di ArteFiera a Bologna.

"La campagne centrale du travail de Shepard Fairey, que l'on reconnaît aussi sous le nom d'Obey, trouve son origine dans la rue en 1989. C'est au cours d'une démonstration à un ami, qu'il prend comme exemple une image de mauvaise qualité représentant le visage d'un catcheur français, André Roussinof, connu sous le nom d'"Andre the Giant". Par dérision, il attribue à ce personnage patibulaire un "posse" (une bande dans le milieu du skate), sous-titrant le pochoir de la mention "Andre has a posse"." [continua sul sito ufficiale]

"L’idea è quella di sovvertire la legge del manifesto pubblicitario, ossia la trasmissione immediata del messaggio, per sconcertare chi guarda e indurlo a farsi la domanda: che cosa sto capendo? Che cosa sto guardando? Cosa diavolo mi stanno chiedendo di comprare?
Nulla. In realtà Fairey non ha messaggi particolari da lanciare (va bene, a volte c’è il tema della pace o della guerra in Iraq, ma non sono veri messaggi, quanto piuttosto slogan). Quello che interessa a Obey è la fenomenologia stessa del messaggio, e cioè verificare la reazione della gente. [testo Francesca Bonazzoli su Urban, 12/12/2006 - >> continua qui]"



approfondisci artisti contemporanei street: Banksy su Exibart.com

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giovedì, settembre 21, 2006

Arte e Cinema DA settembre

Riporto qui gli appunatamenti d'arte che non si possono perdere...o che comunque io non perderò:

MILANO

THE JEAN-MICHEL BASQUIAT SHOW
20 settembre 2006 - 28 gennaio 2007
Triennale di Milano

Che meraviglia! Continua anche quest'anno la serie di esposizioni più complete al mondo di esponenti della Pop Art e arte informale...gli anni scorsi la Triennale in collaborazione (sostanziosa) con la Chrysler hanno organizzato le retrospettive su Andy Warhol e Keith Haring (che ho ovviamente visitato entrambe ;-). Quest'anno si concentrano con opere (anche) inedite, foto e video sull'artista nero più controverso e sballato della NYC degli anni '80. Basquiat aveva la mia età quando morì (non ancora 28) nell'agosto 1988...Non vedo l'ora. Non di morire, chiaro.

Orario: 10.30 - 20.30, chiuso il lunedì
Ingresso: 8 € - 6 € - 5 €

TRIENNALE DI MILANO
Viale Alemagna, 6
Milano
Info: 02724341

MILANO FILM FESTIVAL (11a edizione)
20 - 24 settembre 2006
Piccolo Teatro - arena Civica - Teatro delle Erbe - Casa dei Registi, Milano

Oltre 2000 opere (film indie) provenienti da circa 90 paesi, registi famosi e sconosciuti. Aria molto diversa da Venezia e Taormina dicono.

link: milanofilmfestival


ROMA

ANDY WARHOL: REPENT AND SIN NO MORE!
27 settembre 2006 - 7 gennaio 2007
Chiostro del Bramante, Roma


Sempre in tema Pop c'è un altro appuntamento da non perdere a Roma: 80 tele (a Milano erano più di cento) che approfondiscono il tema della spiritualità e religione affrontato da Warhol. Niente di meglio per celebrare i dieci anni del Chiostro del Bramante (o forse era meglio una piccolissima mostra sul Bramante, anche se solo con foto? Boh...). Ci saranno opere famose, tra cui"The Last Supper"che se non ricordo male è stato l'ultimo quadro realizzato prima di morire...se potete andateci, oppure venite con me!

CHIOSTRO DEL BRAMANTE
Via della Pace (Centro Storico)
Tutti i giorni 10.00-20.00
Sabato 10.00-24.00
Domenica 10.00-20.30
Lunedì chiuso
PREZZI: Intero €. 9,00
Ridotto (il martedì escluso i festivi) €. 7,00
Info: 0668809035


CINA: NASCITA DI UN IMPERO
22 settembre 2006 - 28 gennaio 2007
Scuderie del Quirinale, Roma


Questa è una buona occasione per vedere dal vivo "più di 400 reperti di grande raffinatezza e impatto, alcuni dei quali mai usciti finora dalla Cina e provenienti da 14 musei cinesi".
"La mostra presenta al pubblico la civiltà cinese nel periodo che va dall'ultima dinastia pre-imperiale dei Zhou (1045 - 221 a.C.) alle due dinastie imperiali dei Qin (221 - 206 a.C.) e degli Han Occidentali (206 a.C.- 23 d.C.)". Insomma, un itinerario che passa in visione quasi mille anni di storia cinese...molto interessante, la abbinerò a quella di Warhol.

SCUDERIE DEL QUIRINALE
Via XXIV Maggio (Quirinale)
Dom-gio dalle 10 alle 20
Ven-sab dalle 10 alle 23
Chiuso il lunedì
Info 06696270


FESTA INTERNAZIONALE DEL CINEMA
13 - 21 Ottobre 2006
Auditorium Parco della Musica, Roma

Incontri di cinema, musica e moda per quest'evento che secondo me non sarà semplice da frequentare: alle anteprime interverranno anche registi e attori tipo Nicole Kidman (per "Fur" di Steven Shainberg), Monica Bellucci (per "N - Io e Napoleone" di Paolo Virzi) e via discorrendo. Mah, questo mi convince meno...

link: romacinemafestival

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State all'occhio ragazùl!!! eheheheh...

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venerdì, settembre 15, 2006

L'arte nel Cinema


Ogni anno, per un certo periodo, riprendo sempre in mano qualcosa che c'entri con la Pop Art, in modo da approfondirla pian piano e sotto diversi aspetti. Vista la mia considerazione per Andy Warhol la settimana scorsa ho cominciato a leggere POP - Andy Warhol racconta gli anni sessanta (a cura di A. Warhol e P. Hackett - ed. Meridiano Zero, 17,00€). Alle prime pagine dei suoi racconti sento nominare Jackson Pollock e subito mi viene in mente che non avevo ancora mai visto il film-biografia girato su di lui da Ed Harris (2000) così corro a noleggiarlo. Una volta finito, alè, sale la voglia di vedere tutti gli altri film di settore che - con tutta probabilità - sono stati prodotti in questi anni. Scopro invece che sono molti meno di quanto credessi:
  • Rembrant di Alexander Korda (1936);
  • due film intitolati Caravaggio: quello di Goffredo Alessandrini (Caravaggio, pittore maledetto, Italia 1941) e quello di Derek Jarman del 1986 (Gran Bretagna);
  • due film su Picasso: Il mistero di Picasso di Henri-George Clouzot (Francia, 1955) e Surviving Picasso di James Ivory (USA, 1996) con Anthony Hopkins (che sarà il prossimo che noleggerò : );
  • Goya é trattato ne La maya desnuda di Henry Koster nel 1959 (Usa e Italia);
  • Michelangelo Buonarroti ha un film e uno sceneggiato dedicati: Il tormento e l'estasi di Carol Reed (Usa, 1965) e La primavera di Michelangelo, sceneggiato da Jerry London;
  • Leonardo di Renato Castellani (Italia, 1972);
  • Ligabue, film TV di Salvatore Nocita (Italia, 1977);
  • Van Gogh di Maurice Pialat (Francia, 1985);
  • Cézanne di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet (Francia, 1989);
  • Amedeo Modigliani di Franco Brogi Taviani (Francia, 1989);
  • Basquiat di Julian Schnabel (Usa, 1996);
  • Toulouse Lautrec di Roger Planchon (Francia, 1998);
  • Pollock di Ed Harris (Usa, 2000)
Poi è uscito nel 1996 I shot Andy Warhol di Mary Harron (Usa) che però non tratta della vita di Warhol bensì quella della schizofrenica Valerie Solanas, attivista femminista anni '60 e lesbica convinta, che sparò i 3 colpi a sangue freddo che compromisero radicalmente la salute e l'attività artistica di Warhol (che si salvò quasi per miracolo) da quel momento in avanti.

fonte: pittura e dintorni

leggi anche: "Citazioni a ruota libera" di Sergio garufi e Marissa Morelli (articolo ben fatto che elenca un po' tutte le citazioni artistiche più rilevanti nel cinema degli ultimi 30 anni)

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venerdì, agosto 04, 2006

Etica e Arte Contemporanea (II episodio)

Maurizio Cattelan:

Maurizio Cattelan è il più quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi, nasce a Padova nel 1960 (ora vive e lavora nel New Jersey) e inizia a lavorare a Milano, realizzando oggetti non-funzionanti, in sintonia con le tendenze del concettuale. Il debutto espositivo è nel 1991, alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, dove presenta «Stadium 1991», lunghissimo tavolo da calcetto, con undici giocatori senegalesi e altrettanti scelti tra le riserve del Cesena. Già nel 1986 aveva lanciato una provocazione, con «Untitled», del 1986, una tela squarciata in tre pezzi alla maniera di Lucio Fontana, creando però la «Z» di Zorro, che sarà il suo «marchio» negli anni successivi. L'artista si guadagna un forte riscontro dal pubblico e dal mercato dell'arte. In una performance a Milano, Cattelan attacca al muro con lo scotch il suo gallerista Massimo De Carlo.

Ma è la «La Nona Ora» ad essere tra le opere più cotroverse e provocatorie -nonchè la più nota dell'artista- scultura realizzata nel 1999 che raffigura Giovanni Paolo II abbattuto a terra sotto il peso di un enorme meteorite e circondato da vetri infranti. Al centro di molte polemiche, il lavoro è stato esposto alla Royal Academy di Londra e a Varsavia e battuto da Christiès nel 2001 per la cifra record di 886 mila dollari, all'epoca equivalenti a due miliardi di lire.

A Cattelan piace veramente provocare, anzi, io direi che gli piace proprio pigliare per il culo le persone, basti ricordare «sesta Biennale» organizzata ai Caraibi: peccato che non ce ne fossero mai state prima e non ne siano mai seguite altre. L'«installazione» consisteva in due settimane di villeggiatura gratis per gli artisti invitati e nessuna opera esposta! L'artista lasciò a bocca aperta tutte le delegazioni di critici accorsi inutilmente. Persino a Venezia Cattelan non ha scherzato: nel '93 ha sconvolto tutti mettendo in scena «Lavorare è un brutto mestiere», il cui obiettivo era semplicemente quello di vendere a un'agenzia di pubblicità il suo spazio espositivo...fate un po' voi.

Ma forse, per chi ancora non lo conosceva, è capitato di sentirne parlare anche legato a un fatto di semi-cronaca: ricordate i pupazzi rafffiguranti 3 bambini impiccati a un albero nelle vie del centro di Milano? Un signore indignato cercò di arrampicarsi per toglierli dalla vista pubblica ma cadde dall'albero fratturandosi qualcosa...ecco, in realtà questa era un'altra installazione di questo artista-provocatore che scelse il 5 maggio (data della morte di Napoleone) e la quercia secolare di Piazza XXIV Maggio per creare una scena che rispondesse con la stessa intensità alle atrocità del mondo...fu un'opera pagata e commissionata interamente dalla fondazione Nicola Trussardi e l'artista venne addirittura premiato..

Certe cose di Cattelan non mi dispiacciono, ma credo che la provocazione sia nata negli anni 60 (forse anche prima col Dada o Duchamp, anche se non era così palesemente indirizzata contro la società) con un certo Warhol e gli artisti Pop...questa mi sembra una variante che alla fine non raggiunge effettivamente il suo scopo (ovvero il cambiamento dello stato delle cose attuale) - sempre che abbia veramente uno scopo- che non sia business. Per carità, non si può non riconoscere le qualità tecniche e di progettazione dello spazio che ha quest'artista, ma siamo un po' lontani da veri buoni princìpi...tutta questa critica mi sembra più aver a che fare con un moralismo facile, che finisce nel momento stesso in cui si voltano le spalle all'opera e non lascia molto nella testa dell'osservatore, se non un forte senso di ripugnanza (vedi il caso del papa e dei bambini impiccati) data più dalla "facilità" di colpire la sensibilità comune per mezzo di riferimenti ben noti che per un vero senso di profondità dell'artista...

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martedì, agosto 01, 2006

Etica e Arte Contemporanea (I episodio)

Una fotografa canadese è stata accusata di violenza su minori per aver ritratto dei bambini che piangevano. Lei si difende dicendo che la tecnica usata è la stessa delle pubblicità e dei film.

LOS ANGELES, 25 lug - Il suo intento era quello di rappresentare, attraverso le immagini di bambini che piangono, urlano e si disperano, quella rabbia e tormento che dà il trovarsi di fronte all'attuale situazione politica e sociale e sentirsi impotenti. Ma ora la mostra End Times della fotografa canadese Jill Greenberg, organizzata presso la Paul Kopeikin di Los Angeles,si trova al centro di un aspro dibattito che per i toni e le proporzioni che ha assunto ha finito col coinvolgere alcune fra le più autorevoli testate di lingua anglosassone come il New York Times, the Sydney Morning Herald, Los Angeles Times. Per quegli scatti, infatti, che ritraggono piccoli volti in lacrime, l'artista è stata accusata di violenza su minori, di essere una donna crudele (come si legge, per esempio, sul blog del fotografo Thomas Hawk), paragonabile per le sue azioni a Michael Jackson o a Hitler. E pensare che, come spiega il marito produttore, accorso in sua difesa, per realizzare i primi piani la Greenberg ha applicato la stessa tecnica che si usa in pubblicità o nel cinema: cioè dare in mano al bambino un leccalecca e poi levarglielo. Il tutto sempre e costantemente sotto lo sguardo vigile dei genitori dei piccoli e inconsapevoli modelli.

Accuse a parte, sono in molti ora a domandarsi se sia legittimo (etico?) suscitare emozioni negative nei bambini pur di raggiungere il proprio scopo, anche nel caso in cui questo fosse dare forma a un'idea artistica. D'altra parte nessuno si è mai chiesto che i piccoli protagonisti dei delicati scatti di un altra famosa fotografa, Anne Geddes, siano felici o disorientati o annoiati o spaventati nel ritrovarsi vestiti come coccinelle, conigli o cagnolini, infilati nei vasi con un cappello a forma di peperone, girasole o cactus calzato sulla testa, o messi a dormire in strane posizioni e infilati in una zucca.


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